Michele Biancardi

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Una masseria nella campagna pugliese, a poca distanza dal mare. I vecchi portoni con gli antichi chiavistelli sono quelli dei miei bisnonni: funzionano ancora.

Oltre la porta, gli archi di pietra profumano di mosto: sono tornati i grappoli che, dopo un secolo, tornano a far pigiare anche il torchio.

Un muro di pietre a secco separa la cantina dal vigneto e avvolge il giardino degli agrumi; sui pini, le civette occhiute controllano i maestri portatori, mentre la volpe attende che l’uva maturi. Non è grande la mia cantina, ma c’è spazio a sufficienza per un sogno: produrre un grande vino.

Tre sono i vitigni che ho scelto per la mia cantina: il nero di Troia, il Fiano, il primitivo. Sono quelli della tradizione, e i vini che ottengo sono sapidi e corposi.

La vendemmia inizia verso la fine di agosto con il primitivo e termina ad ottobre inoltrato con il nero di Troia: tre mesi di attese speranza, ma il sole il vento che arriva dal mare non mancano mai. Qui, nella Daunia, si fa vino da sempre e la mia cantina è solo una delle tante testimonianze sul territorio di un passato glorioso.

Il rosso di Cerignola è già entrato nella storia del vino: ne parlò Mario Soldati, lode cantò Luigi Veronelli e spero se ne parli ancora come uno dei migliori di Puglia. Ho imbiancato le pareti, ripulito gli archi di pietra e rifatto il tetto: ora la cantina è pronta per accogliere il mosto.

La tecnologia è ridotta al minimo, e, grazie ai pannelli solari, la masseria produce più ossigeno di quanto ne consumi. Uso le botti di legno con moderazione e l’acciaio per raffreddare quando l’estate si fa troppo calda.

Tutto il lavoro necessario, dalla coltivazione all’imbottigliamento, si svolge all’interno dell’azienda agricola, tra queste antiche mura tornate alla loro funzione originaria.

 
MICHELE BIANCARDI © 2016
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