Una masseria nella campagna pugliese, a poca distanza dal mare. I vecchi portoni con gli antichi chiavistelli sono quelli dei miei bisnonni: funzionano ancora.

Oltre la porta, gli archi di pietra profumano di mosto: sono tornati i grappoli che, dopo un secolo, tornano a far pigiare anche il torchio.

Un muro di pietre a secco separa la cantina dal vigneto e avvolge il giardino degli agrumi; sui pini, le civette occhiute controllano i maestri potatori, mentre la volpe attende che l’uva maturi. Non è grande la mia cantina, ma c’è spazio a sufficienza per un sogno: produrre un grande vino.

Quattro sono i vitigni che ho scelto per la mia cantina: il nero di Troia, il fiano, il primitivo e il minutolo. Sono quelli della tradizione, e i vini che ottengo sono sapidi e corposi.

La vendemmia inizia verso la fine di agosto con il primitivo e termina ad ottobre inoltrato con il nero di Troia: tre mesi di attese, speranze, ma il sole, il vento che arriva dal mare non mancano mai. Qui, nella Daunia, si fa vino da sempre e la mia cantina è solo una delle tante testimonianze di un passato glorioso sul territorio.

Il rosso di Cerignola è già entrato nella storia del vino: ne parlò Mario Soldati, lo decantò Luigi Veronelli. E spero se ne parli ancora come uno dei migliori di Puglia. Ho imbiancato le pareti, ripulito gli archi di pietra e rifatto il tetto: ora la cantina è pronta per accogliere il mosto.

La tecnologia è ridotta al minimo, e, grazie ai pannelli solari, la masseria produce più ossigeno di quanto ne consumi. Uso le botti di legno con moderazione e l’acciaio per raffreddare quando l’estate si fa troppo calda.

Tutto il lavoro necessario, dalla coltivazione all’imbottigliamento, si svolge all’interno dell’azienda agricola, tra queste antichi muri tornati alla loro funzione originaria.

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